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Srebrena Traka 2010...La lunghezza non e' importante :)

schnee | 22 Giugno, 2010 15:32


Ado Hasanović, giovane regista di Srebrenica, e' tornato ai microfoni di radio Balkaut, questa volta per promuovere un'interessante iniziativa: il festival internazionale di cortometraggi Srebrena Traka che si terra' a Srebrenica dal 17 al 19 Settembre 2010! In qualita' di art director del festival, Ado ci ha raccontato di che cosa si tratta...Gli spettatori quest'anno potranno godere di film di qualita' e il divertimento e' assicurato. Durante il giorno potrete partecipare ai laboratori: il primo di regia (con Robert Golden) e il secondo di effetti speciali (con Berin Tuzlic). E la sera CONCERTI!!

Saranno inoltre  presenti un gran numero di attori e produttori di fama internazionale!

Il nostro ospite ha aggiunto scherzando "Nije bitna dužina nego šta ćete uraditi sa njim!" ovvero "La lunghezza non e' importante ma e' importante cio' che farete con lui!"... inutile spiegarvi che si allude ai cortometraggi :)


...scarica il volantino e manda il tuo cortometraggio 

Il festival e' internazionale per cui sono tutti benvenuti!

per info srebrenatraka@hotmail.com


 

 

Video Žurnal: from Srebrenica to Torino and from Torino to Srebrenica

schnee | 27 Febbraio, 2010 02:56

Dal minuto 4:29 potete ammirare in tutto il suo splendore la Slaventina De Filippi de noartri. Il videogiornale e' stato trasmesso in otto televisioni bosniache e il servizio in questione racconta l'esperienza di Ado Hasanovic a Torino e a radio Balkaut... Buona visione 'n' stay tuned!

 

3 Marzo 2010 Sesto San Giovanni - Coordinamento Nazionale per la Jugoslavija

schnee | 21 Febbraio, 2010 21:52


 
 

Sahib, un romanzo di Nenad Veličković

schnee | 28 Maggio, 2009 10:27

Le nostre vacanze, ahimè, sono ancora lontane. Ma certamente qualcuno di voi già si appresta ad abbrustolirsi al sole in compagnia di un bel libro: inauguriamo dunque per voi l'angolo letterario di questo (no)blog. Il primo libro di cui vogliamo parlarvi  è SAHIB, un romanzo di Nenad Veličković, che è indiscutibilmente la lettura più interessante che mi sia capitata nel 2009.

Sotto ne riportiamo una breve descrizione.

 

Sahib è un romanzo epistolare ambientato nella Sarajevo post-dayton: tramite sessanta messaggi di posta elettronica, l'autore ci racconta la sua Bosnia vista attraverso gli occhi di un operatore di pace inglese che mantiene una fitta corrispondenza con il suo amante. E sarà questa corrispondenza a mostrarci la rigidità e gli stereotipi con cui tutti noi dobbiamo fare i conti quando proviamo a metterci in relazione con l'Altro. Infatti il protagonista, che è anche la voce narrante, è straniero e lo dichiara fin dalle prime pagine:

Nisam čekao na pasoškoj i carinskoj kontroli, jer nas (strance) njihova policija i carina nemaju pravo kontrolisati”1


E questa alterità è duplice: egli è omosessuale e vive la sua diversità in un paese molto conservatore e tradizionalista che non vede di buon occhio l'omosessualità nemmeno in termini di finzione letteraria (per questo l'autore è stato duramente criticato dai suoi connazionali). Sahib è il nome dell'autista privato del protagonista, unico interlocutore con cui presto costruirà una vera e propria amicizia e di cui il suo compagno, Džordž, è follemente geloso. In effetti è con lui che passa la maggior parte del suo tempo, ed è proprio questa amicizia alla base dell'incontro fra oriente ed occidente, fra due individui che fino alla fine sentiranno il peso di essere stranieri agli occhi dell'Altro . Un amicizia particolare che renderà possibile una serie di situazioni comiche, fraintendimenti, incomprensioni e vittimismi. La scelta del nome non è casuale: Sahib significa compagno, amico, ma anche “proprietario” e in effetti il loro è un rapporto di dipendenza. La parola sahib inoltre veniva usata dai popoli indiani nel periodo delle colonizzazioni per definire gli europei. Benchè la trama sia semplice, il ritmo è incalzante: ben presto si crea l'atmosfera del triller e il lettore si chiede se lui sia realmente innamorato di Sahib oppure no. Lo scoprirà soltanto leggendo la sessantesima ed ultima lettera.


Il personaggio descritto da Veličković è autentico: egli riesce ad immedesimarsi perfettamente nella mentalità di un funzionario di un organizzazione internazionale a cui è stata offerta la possibilità di svolgere un lavoro “utile” per un progetto “umanitario” senza troppe responsabilità e con un buon salario. La critica alle ONG e ai loro progetti di dubbia utilità viene espressa mediante un umorismo che cresce di pagina in pagina:


Moram pregledati dvije ef-ar-ej, nisam još uskladio ej-ti-efove sa aj-si-kjuovima, iz prokjurmenta mi traže revalorizovane ou-si-die, moj sedmični report nisam još počeo a sutra je dedlajn, iz ou-dži-esa su mi poslali šesnaest strana dži-aj-era, a šef sutra ujutru očekuje moj brifing kojeg ne mogu završiti bez pi-em-esa.” 2


L'autore citando serie di sigle incomprensibili ironizza e ci mette in guardia sul fatto che probabilmente dietro questi briefing, rapporti settimanali, e dead line non c'è nulla di concreto. E lo dimostra chiaramente descrivendo la sua giornata tipo:



Imamo pravo na sat pauze, ali to važi samo za lokalce. Mi ostali možemo ostati i duže.Od devet do deset čitaju se vijesti na internetu. [...]Od deset do jedanaest e-mailom se šalju i primaju vicevi i druge zajebancije. [...]Od tri do pet surfamo, ili igramo igrica.[...]Izuzetno, četvrtkom, imamo sastanak sa šefom. Pošto šef obično kasni ili ne dođe, to vrijeme iskoristimo za dogovore o vikendu. Od pet do sedam čekamo da neko prvi pođe kući, a oko devet izlazimo ili idemo na neki prijem ili party. Posao nije težak. Najteže je sastaviti dnevna saopštenja lokalnim novinarima i odgovarati na njihova pitanja. Srećom, od nas se ne očekuje da odgovori budu u vezi sa pitanjima. Važno je samo da se nekoliko puta ponovi neka riječ koju izabaremo za taj mjesec. (Ovaj mjesec je to “korupcija”. Na oglasnoj tabli već ima prijedloga i za sljedeći: meni se najviše dopadaju povratak i antiterorizam.) “3


In queste pagine è evidente la condanna dell'autore alle politiche di colonizzazione dell'occidente che si nascondono dietro la retorica della liberazione e della democratizzazione dei popoli. Ci fa riflettere sul fatto che proprio coloro i quali ieri vendevano le armi, oggi lucrano sulla loro distruzione. Veličković, nonostante questo, è lungi dall'idealizzare lo stato bosniaco prima del conflitto, al contrario la sua satira è anche diretta a sottolineare le contraddizioni del regime socialista, le politiche del dopoguerra e la stupidità con cui i cittadini tentano di affermare ad ogni costo la propria identità nazionale (soprattutto dal punto di vista linguistico).


Ovdje se govore tri različita jezika: srpski, hrvatski i bosanski. U povjerenju, mislim da je to jedan jezik, kojeg svaki od tri naroda zove drugačije. (Bilo bi dobro naučiti ga, i onda u CV-u pisati da znaš tri!) Razlikuju se u nekim riječima. Npr. Srbi kažu kafa, Bošnjaci kahva, a Hrvati kava. [...] U jednoj hrvatskoj kavani, ovo mi je Sakib pričao, u cjenovniku je pisalo kava 1 marka, kafa 2 marke a kahva 3 marke. Od tada on svugdje naručuje ili kapućino ili espreso.”4


Con lo stesso sarcasmo vengono criticati i giornalisti bosniaci che non fanno altro che servire i redattori delle testate e che a loro volta servono il partito di appartenenza. Le problematiche sociali e politiche della vita quotidiana nella Daytonland saltano immediatamente all'occhio dell'occidentale: la disoccupazione, la corruzione, il nazionalismo.


La vera cifra stilistica dell'umorismo di Veličković è però il linguaggio; pregno di neologismi entrati nella lingua serbo-croata negli ultimi anni attraverso il business english, segno evidente di una globalizzazione culturale ma anche linguistica. Fa inoltre un grande uso del gergo sarajevese e utilizza espressioni divertenti come ležeći policajac (dosso artificiale, letteralmente “poliziotto sdraiato”), imao sam groznu frku (ho avuto un grande problema), surfovati (navigare su internet), sapunica (soap opera), mamurluk ( sbornia) etc... Ma gli anglicismi presenti nel testo sono soprattutto funzionali alla caricatura dello straniero: per sua stessa ammissione l'autore utilizza in larghissima misura espressioni inglesi benchè queste siano perfettamente traducibili in serbo-croato:

Ja se probudim u ovoj faking sobi, u faking hotelu, u faking Bosni”5

Qui l'autore avrebbe potuto utilizzare il termine jebeni al posto di fuking ma non l'ha fatto. Gli esempi sono innumerevoli: utilizza ofis al posto di kancelarija, šoping al posto di kupovina, dauntaun al posto di grad o čaršija, kis al posto di poljubac, kamerman al posto di snimatelj, inkredibl al posto di neverovatno, step al posto di korak etc..

Inoltre mantiene invariato il grafema x in parole come fax (faks) e sex (seks).

E' divertente notare come lui si prenda gioco dei locali che scrivono in un inglese scorretto e approssimativo: “Pliz dont parking andr maj balkoni” oppure “ Ai vil slip in podrum”6

 

Alla fine il mistero viene svelato con un colpo di scena: il protagonista non torna a casa per festeggiare il Natale come aveva previsto ma si trasferisce a Belgrado dopo aver lincenziato Sahib. Nella penultima lettera, in cui spiega a Džordž il motivo per cui quel giorno all'aeroporto di Heatrow l'aveva atteso invano, finalmente ammette:

Džordž, bio si u pravu. Od početka, od prve Tvoje sumnje, bio si u pravu.[...] Da, ja sam se zaljubio. [···] Ne nije to bila ljubav, bio je to rat, od početka.”7


La scena d'amore finale, in cui Sahib concede il suo corpo, è emozionante. L'autore offre qui la chiave di lettura per rispondere alle domande che implicitamente pone fin dall'inizio del romanzo: chi siamo noi? Chi sono gli altri?

Si tratta davvero di amore oppure la sodomia può essere letta come la metafora del dominio dell'occidente neoimperialista?

                                                                             

 

Nenad Veličković è nato a Sarajevo nel 1962. Docente di letteratura serbo-croata all'Università di Sarajevo, è autore di opere di narrativa, saggistica, poesia e di sceneggiature televisive. In italiano sono già apparsi "Il diario di Maja" (Konačari, 1995) e “Il padre di mia figlia”(Otac moje kćeri, 2002); ma è anche autore di Đavo u Sarajevu (1996), Sarajevski gastronauti (2000), Viva Sexico (2006) e 100 Zmajeva (2007). I suoi libri sono tradotti in inglese, tedesco, italiano, polacco, bulgaro, ungherese, sloveno, ceco e macedone.

 

 

1Pag. 5 “Non ho aspettato alla dogana e al controllo dei passaporti perchè la loro polizia e la loro dogana, a noi (stranieri) non hanno diritto di controllarci.”

2 Pag. 33. “devo conrollare due f.r.a., non ho ancora messo a posto gli e.t.f da i.c.q, dal procurment mi chiedono le o.c.d rivalorizzate, il mio report settimanale non l'ho ancora iniziato e la dead-line è domani, dall' o.g.s mi hanno mandato sedici pagine di g.a.r., inoltre il capo domani si aspetta il mio briefing che non posso finire senza p.m.s.”


3Pag 10. “ Abbiamo diritto a un'ora di pausa, ma questo vale solo per i locali. Noi possiamo rimanere anche più a lungo. Dalle nove alle dieci si leggono le notizie si internet. Dalle dieci alle undici si mandano e si ricevono barzellette e altre cazzate tramite e-mail. Dalle tre alle cinque navighiamo su internet o giochiamo al computer. Eccezionalmente, di giovedì, abbiamo la riunione con il capo. Siccome il capo generalmente tarda o non viene, approffittiamo di questo tempo per mettersi daccordo sul week end. Dalle cinqeue alle sette aspettiamo che il primo vada a casa, e verso le nove usciamo oppure andiamo a qualche ricevimento o party. Il lavoro non è difficile. La cosa più difficile è stare dietro alla comunicazione quotidiana con i giornalisti locali e rispondere alle loro domande. Per fortuna da noi non ci si aspetta che le risposte siano legate alle domande. L'importante è che si ripeta alcune volte una parola che abbiamo scelto per il mese in corso. (Questo mese la parola è “corruzione”. Nella bacheca degli annunci ci sono già alcuni consigli per il mese successivo: a me piacciono in particolare “ritorno” “antiterrorismo”.)

4Pag.27: “Qui si parlano tre lingue differenti: serbo, croato e bosniaco. In realtà, credo che sia una lingua sola, che ognuno dei tre popoli chiama diversamente. (Sarebbe bello impararla, così puoi scrivere nel CV che ne sai tre!). Si differenziano in alcune parole. Ad esempio i serbi dicono kafa, i bosniaci kahva e i croati kava. In una caffetteria in Croazia, questo me l'ha raccontato Sakib, nel menù c'era scritto kava 1 marco, kafa 2 marchi e kahva 3 marchi. Da allora lui ordina daperttutto o un cappuccino o un espresso.

5Pag 7.: “Io mi sveglio in questa fottuta stanza, in un fottuto hotel, nella fottuta Bosnia”

6Pag 37. “Non parcheggiare sotto il mio balcone perfavore” e “Io domirò in cantina”.

7Pag 165. Džordž, avevi ragione. Dall'inizio, dai tuoi primi dubbi, avevi ragione. Si, mi sono innamorato. No, non era amore, era una guerra, dall'inizio”

Rock PartYzani - YUGO

schnee | 22 Maggio, 2009 12:49

Presentiamo in anteprima mondiale la nuova sigla di Radio Balkaut:

Stay  tuned!

giornata del ricordo

dajana | 11 Febbraio, 2009 13:13

ricordo

Senza parole- Bez Teksta

schnee | 15 Gennaio, 2009 21:00

Torna Radio Balkaut!!!

schnee | 13 Gennaio, 2009 02:12

Probabilmente vi sarete chiesti dove sono finite le vostre affezionatissime pionere preferite. Probabilmente senza di noi le vostre vacanze di Natale 2008 sono state tristi come un film di Vanzina. Non disperate: da domani non sarete più soli.

Dopo una lunga e dolorosa assenza torna radio balkaut ad allietare i vostri noiosissimi martedì sera. Vi aspettiamo come sempre sulle libere frequenze di radio blackout [105.25] dalle h 21 alle h 22.30.

STAY TUNED! 

 


 

la biografia nascosta di un premio nobel

schnee | 31 Ottobre, 2008 20:30

La biografia sconosciuta di Martti Ahtisaari di A.P.

IL PACIFISTA MONDIALE E’ FIGLIO DI UN NAZISTA
 
Sintesi:
 
Martti Ahtisaari, il politico finlandese che fa il bello ed il cattivo tempo negli ambienti diplomatici ed è uno dei principali protagonisti della soluzione del nodo kosovaro, e’ in verita’ nato in una città della Russia, Viburgo, al confine con la Finlandia, nel 1938. Il padre si arruolò come meccanico nelle fila del battaglione volontario Nord-Est, annesso alla divisione SS “Viking”, la piu’ brutale e fanatica dell’esercito tedesco. Il vero cognome del padre Oiva era Adolfsen. Dopo la guerra cambiò il cognome in Ahtisaari ottenendo poi la cittadinanza finlandese. Le truppe naziste finniche  furono a capo degli attacchi su Stalingrado e nel Caucaso. Lo stesso Himmler dichiarava che i finnici erano i suoi migliori soldati. Ma la Finlandia con una buona propaganda post bellica è riuscita a conservare l’immagine di uno Stato non implicato nei crimini di guerra.

Martti si diploma alle magistrali nella città di Oulu, dove si era trasferito il padre, che poi nel 1960 si sposta a Karaci in Pakistan. A Karaci il giovane Ahtisaari è trainer dei giovani cristiani, insegna cioè l’ educazione fisica nell’Associazione dei giovani cristiani - un movimento di circa 45 milioni di membri di tutte le nazioni, religioni e classi sociali. Scopo di questa educazione è la preparazione dei giovani ad una vita indipendene, la diffusione del messaggio di Gesù Cristo, una maggiore cooperazione tra la gente di diversi credi e ideologie, e la mediazione nei conflitti. Torna in Finlandia nel 1963 e si laurea al Politecnico, ma già nel 1965 inizia a lavorare al Ministero degli Esteri, nell’ambito del  quale, alla Sezione per la cooperazione tecnica, svolge vari incarichi fino al 1972. Fra questi, la vicedirezione del Comitato di consiglio per le questioni commerciali e industriali del governo finlandese. Viking SS

Prima di iniziare il lavoro all'ONU è ambasciatore finlandese nella Repubblica di Tanzania. Nello stesso tempo è membro dell’Istituto dell'ONU per la Namibia. Dal 1984 al 1986 svolge la funzione di sottosegretario di Stato, incaricato alla cooperazione e allo sviluppo, nel Ministero degli Esteri della Finlandia, come pure di delegato speciale per la Namibia dell’allora Segretario ONU Kurt Waldheim - il quale Waldheim, durante la II Guerra Mondiale era stato membro delle unità naziste SA.
Ahtisaari è stato anche governatore finlandese nella Banca Africana per lo sviluppo, come pure nel Fondo internazionale per lo sviluppo dell’agricoltura.
Il segretario generale dell'ONU Javier Perez de Cuellar lo nomina vice segretario per l’Amministrazione e le direttive dal 1 gennaio 1987. Ahtisaari mantiene la carica di rappresentante speciale per la Namibia e dirige le attività dell'ONU in Namibia dal 1989 al 1990.
Si ritiene che, in quanto contrario alla politica degli USA dopo la  Guerra del Golfo, sia rimasto senza il loro sostegno per la carica di Segretario Generale dell'ONU.

Dal 1 luglio 1991 Ahtisaari è stato Segretario al Ministero degli Affari Esteri finlandese. Dal settembre del 1992 fino a metà aprile 1993 ha presieduto il Gruppo di contatto per la Bosnia ed Erzegovina alla Conferenza internazionale sulla ex Jugoslavia. Dal 1 luglio 1993 per altri 4 mesi è stato consigliere speciale alla Conferenza internazionale sulla ex Jugoslavia e rappresentante speciale  del Segretario generale dell'ONU per la ex Jugoslavia.
Da presidente della Finlandia ne ha sostenuto l’ingresso nell’UE; al referendum del 1984 piu del 56% degli elettori votarono per il SI. Durante il suo mandato a Helsinki si sono incontrati per 2 volte Boris Jeltzin e Bill Clinton. Essendo sempre in conflitto con il Parlamento che chiedeva una politica estera più sostenuta, ma anche in conflitto con il proprio partito, non si è candidato per la seconda volta.
Nel novembre 2005 Kofi Annan lo nomina rappresentante speciale per il Kosovo (e Metohija). All’inizio del 2006 apre a Vienna l’Ufficio delle N.U. per il Kosovo (UNMIK)  dal quale conduce il dialogo sullo status della Regione. Una settimana fa (fine gennaio 2007, ndt) ha presentato la proposta per la soluzione definitiva del Kosovo (e Metohija).
Il diplomatico finlandese aveva parlato nel 1999 del Kosovo con il russo Cernomirdin e con Slobodan Milosevic, per porre fine agli scontri nella regione serba.

Ahtisaari ha rivestito  cariche in varie organizzazioni internazionali. Nel 2000 il Governo britannico lo ha incaricato di sorvegliare il disarmo dell’IRA. Ha fondato anche una ONG di nome Iniziativa per la soluzione delle  questioni a rischio. Attraverso questa nel 2005 ha condotto il dialogo tra il movimento per la libertà dell'Aceh e il governo indonesiano. I colloqui sono terminati con il ritiro dell’esercito indonesiano e il rigetto della richiesta di questo popolo all’indipendenza.
Martti Ahtisaari è anche presidente onorario del Consiglio della Fondazione Euro–asiatica, tesoriere onorario della Fondazione americo–scandinava e membro del Consiglio del Forum nordico per la ricerca. Ha ottenuto numerose onorificenze. È Ufficiale onorario dell’Ordine australiano nel 2002. Nel 2004 ottiene l’Ordine dei commilitoni di Oliver Tambo dall’Unione sudafricana.
È sposato ed ha un figlio, Mark.


A cura di Ivan per il CNJ
 
Sul "negoziatore" Ahtisaari però dobbiamo ricordare anche che si tratta del presidente onorario -sic- della lobby sorosiana ed atlantista "International Crisis Group" - si veda: http://www.crisisgroup.org/home/index.cfm?id=1139&l=1
Si trova anche tra i nomi elencati come membri del gruppo Bilderberg, almeno dal 1994, insieme anche alla Boniver, Bettiza, gli Agnelli... (CNJ) 

Allo stesso articolo di Nedeljni Telegraf è affiancata una scheda:

Una lapide commemorativa dei nazisti
 
Durante i bombardamenti contro la Serbia, nel 1999, la Finlandia aveva deciso di commemorare con una lapide i nazisti finlandesi del battaglione Nord-Ost delle famigerate truppe SS Viking, morti in Ucraina. In questa divisione era in servizio anche "un certo" dottor Josef Mengele.
Questa iniziativa ha trovato un'aspra reazione presso la comunità ebraica finlandese, come anche tra gli ebrei in tutto il mondo ed in particolare dal Centro Simon Wiesenthal e dal Congresso ebraico a Parigi, che dichiararono unanimemente: "La commemorazione dei nazisti finlandesi da parte di Ahtisaari è un'offesa a tutte le vittime del nazismo e distoglie dagli obiettivi fissati dai paesi membri dell'UE nella lotta contro il razzismo e l'antisemitismo".

Parni Valjak, Jesen u meni

schnee | 20 Luglio, 2008 20:39

Per il ciclo Rock i Nostalgija, Radio Balkaut presenta i Parni Valjak (uno dei gruppi preferiti in assoluto dalla sottoscritta)...

 Jesen u meni

Ma sto da zelim
Sve je tako daleko
I sad mi zao
Sve bi opet ponovo
Najljepsu pjesmu tebi bi' pjevao
Hej kamo srece da sam pjevat' mogao

Ptice u bijegu
Tisina gradi zidove
Zvoni zbogom
Rijeci kazne Bozije
Te tvoje usne opojne
Jos uvijek sanjam kako su me ljubile

Jesen u meni tuguje
Zasto sanjam cemprese
Moje ceste ne vode nikuda
Jesen u meni caruje
A u tebi proljece
Ni sunce ne moze
Ne moze kroz oblake
Rano moja, hej

Najljepsu pjesmu tebi bi' pjevao
Hej kamo srece da sam pjevat' mogao

Jesen u meni tuguje
Zasto sanjam cemprese
Moje ceste ne vode nikuda
Bez tebe
Jesen u meni caruje
A u tebi proljece
Ni sunce ne moze
Ne moze kroz oblke
Rano moja, hej

Tose Proeski e Anna Tatangelo

schnee | 20 Luglio, 2008 20:10

Ebbene si, è plagio! Il nostro cantante macedone ha copiato paroparo il ritornello di "essere una donna" della ceca di napoli  nella sua canzone "moja". Ascoltare per credere!

RoCk e Nostalgija

schnee | 13 Luglio, 2008 22:33

Zauvijek tvoj(A)

Zima je, decembar
mokri snijegovi
svuda su tragovi
tvoji ostali

Na tren pomislim
nisam ni za sta
nikad gore godine
duso, vjeruj mi

Sjecanja me bole sva
moja ljubavi
sibaju me vjetrovi
modri vjetrovi

Ref.
Zauvijek tvoj, tvoj
zauvijek tvoj, tvoj
zauvijek tvoj, tvoj

Sjecam se, ti i ja
moja jedina
pamtim sve, ti i ja
plave ulice

Mjesec svud oko nas
a ti ljubis me
topla si, drhtis sva
da li sjecas se

Stajala si tu kraj mene
sva u suzama
kao srna uplasena
zbunjena
Downloada l'mp3!!!
 (Continua)

no pogROM

schnee | 11 Luglio, 2008 18:41

 

 

Un post atipico

schnee | 11 Luglio, 2008 02:11

Era un pò che volevo scrivere un post autoreferenzialista, ma spesso mi trovo a combattere con il dilemma numero uno del "chissà che cazzo gliene frega alla gente di quello che ho dire" e con il dilemma numero due del "ma questa tastiera non assomiglia nemmeno un pò alla mia bic che perde inchiostro"... Però da quando Babsy Jones ha pubblicato un libro edito da Rizzoli  e Melissa Panarello è diventata un'affermata scrittrice le mie paranoie si sono ridimensionate e so che anche io ho delle cose da dire. Voi se non le volete sapere potete anche non continuare nella lettura. Tanto, non temete, è il primo e l'ultimo post atipico. Il voyerismo dei blog-diariosegreto doveva infettare anche me prima o poi. Probabilmente questa voglia di autonnarrarsi nasce nelle giornate come quella di oggi, giornate in cui nulla è scontato nonostante mi sia svegliata alla stessa ora, nello stesso letto, sia andata a lavoro alla stessa ora, nello stesso alberguccio della torino ONTHEMOOOOVE , con la stessa utilitaria rossa. A pensarci bene non ci sono giornate scontate, ma ci sono giornate in cui te ne accorgi e altre in cui la routine e l'umidità piemontese ti fottono la capacità di giocare a immaginare. Insomma mi sono svegliata bene, e sono felice anche se non ho nessun motivo plausibile per esserlo. Divorata dai sensi di colpa per non aver dato l'esame di filologia slava, sfigata nelle relazioni con l'altro sesso, innamorata di un uomo che non vuole essere innamorato di me e costretta a fare un lavoro che non vorrei fare. Eppur felice. Forse perchè mi è arrivata una mail inaspettatamente e meravigliosamente bella. Forse perchè ho trovato questo post su balkanrock. O forse perchè, oggi,  ho deciso di essere felice.

 Vado dal parrucchiere sotto casa, Antoine, per gli amici  Edward mani di forbice, non per la somiglianza con Jonny Deep bensì per le piroette che esegue mentre ti taglia i capelli utilizzamdo 2 paia di forbici, una nella mano destra e una nella mano sinistra. Mentre la signorina mi lascia in posa con i semi di lino spalmati sui capelli mi squilla il cellulare. E' S. il mio amico caminiosta serbo-russo.  Che faccio, rispondo? Oggi non ho voglia di rispondere a domande invadenti di curiose signore imbigodinate che mi chiedono che lingua parlo e se ho il permesso di soggiorno. Ma si, rispondo.

Zdravoooo gde si??           (negli occhi delle signore imbigodinate si disegna un grande punto interrogativo)

Cao lutko, evo me u Torinu.....ne u stvari u Borgaru.

U torinu bre? Sta radis u Torinu?              (le signore imbigodinate commentano:" ho capito solo Torino, hihihi")

Vozim Kamijon  do Aoste, veceras cu spavati u Torinu pa cu sutra u Aostu i onda nazad u Vicencu. Aj da se vidimo...

Moze, ja radim do 9 uvece. Gde cemo da se nadjemo?? Jel ti odgovara Piazza Statuto?

Ne zezaj, kako mogu da parkiram kamijon tamo??

AHhahaha, u pravo si, ajde docicu ja po tebi.            (risolini delle signore imbigodinate)

Vazi, kod benzinske pumpe... na glavnoj ulici u Borgaru.... Api valjda...

Dogovoreno, ja cu da te cimnem kad budem krenula sa posla.

Ok bejbi.

Cao, lubim te.

Attendo che qualcuno attacchi con le domande invadenti, non ho nessuna voglia di parlare con le parrucchiere e con le signore-bigodo. Davvero, vorrei volo che mi stiraste i capelli senza chiedermi dove andrò in vacanza quest'anno.

Scusa eh se te lo chiedo: che lingua era....sardo?              (risate sguaiate delle colleghe)

Serbo-croato.

Aaaaah foooorteeee. Beh si, ogni paese ha la propria lingua.

Queste geniali tautologie da salone del capello mi irritano. Dovrei smetterla di essere così intollerante, la scorsa settimana ho  inveito contro uno che mi ha rubato il parcheggio. Non è proprio da me. Sarà il caldo.

Eh si ogni paese ha la propria lingua.               (dico io, tentando di dimostrare di non essere per nulla incline al dialogo)

E il serbo-croato dove si parla, in Romania?

No, nell'ex Yugoslavia.

Ah. E tu sei ex yugoslava?

No sono, attualmente, di Collegno.  (abbozzo un sorriso e passo dal lavabo alla postazione phon)

Fooooooooooorteeee.       

Sì.   (apro il libro e figo di essere assorta nella lettura, tattica che si usa anche in metropolitana quando il tuo vicino di banco nazi delle superiori ti sorride dal fondo del vagone. Purtroppo riesco a ottenere soltanto pochi minuti di silenzio.)

Dove vai in vacanza?

Montenegro.

Ah. Quest'anno ho sentito molta gente che ha deciso di non andare al mare e fa delle vacanze diverse.

Ah si? Interessante...

E che lingue parli?

Mah...Serbo-croato e Inglese.

Ah il serbo-croato è inglese, beh certo, però è un dialetto dell'inglese no?

Non ci potevo credere: questa le supera tutte. E' addirittura peggio di quella volta che, a Febbraio, prima di partire per Sarajevo, l'estetista stendendomi uno strato bollente di cera sulla gamba mi fa:

ah, e così te ne vai in vacanza...in Bosnia hai detto?? Beh li si che farà caldo...vedrai come tornerai abbronzata tu che hai la  pelle scura....

Meno male che il mio amico kamijondzija mi ha rallegrato la serata portandomi a bere un caffè nella peggiobettola di Borgaro e regalandomi un cd dei "Duo moderato" che avrete il piacere nelle prossime puntate.

 

Vatreno ludilo

schnee | 25 Giugno, 2008 09:16

Un pensiero per la nostra Croazia: per noi hai vinto gli europei :) 

  

Zajedno smo bili 98. Svijet je čuo za nas, I još nam sjaji bronze sjaj, Kada padali su Japan, Nizozemska, Rumunjska, Njemačka I sada deset godina posli, Opet ista nada, Isti imamo san, Spremam stvari, ruksak, rebe, a na prsima šahovnica, šahovnica, šahovnica, Vatreno ludilo kad krene, Vatreno, Sve neka gori kad kroz vene Crven bijeli plavi krene Crven bijeli plavi krene I sada deset godina posli, Opet ista nada, Isti imamo san, Imamo karte, ruksak, rebe, A na prsima šahovnica, šahovnica...

 
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